Molti déjà vu, poche novità.

Personalmente le ultime elezioni sono state quelle più sentite da quando ho potuto esercitare il diritto di voto: sarà stato per l’incombente crisi economica o per i numerosi nodi tuttora irrisolti del nostro Paese, sarà stato anche l’aver maturato un senso critico grazie all’incessante studio e costante informazione che ho dedicato alla politica in quest’ultimi anni.
Il risultato è ben noto da 2 settimane ma per me era davvero il caso di prendermi del tempo per analizzare l’esito.

PD: nonostante la vittoria in fatto di voti non è riuscita ad avere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Le cause? A mio avviso sono l’illusione delle primarie (se così possiamo definirle) svanita in poche settimane poiché il reale rinnovamento della dirigenza e dei candidati è stato parziale; l’aver sostenuto il governo tecnico d’austerità un macigno che pesa enormemente per un partito da cui ci si aspetta la difesa a oltranza delle classi sociali più deboli e nonostante l’alleanza con SEL incombeva una possibile sponda a Scelta Civica; infine un leader poco carismatico (siamo ancora in attesa delle sue dimissioni) che avrebbe potuto lasciare la poltrona ad un candidato più giovane e più effervescente di lui che aveva intuito il messaggio necessario per entusiasmare molti elettori indecisi.

PDL: tutti ancora continuano a chiedersi perché mai si sia ancora votato l’highlander della politica italiana da vent’anni a questa parte ma i motivi si possono dedurre facilmente. Il PDL incarna l’immagine del suo leader carismatico che grazie al suo impero mediatico è riuscito effettivamente a raggiungere la casa di ogni italiano (al contrario del PD) con il suo pragmatismo e a rendere meno amara la notevole perdita di voti rispetto alle precedenti elezioni; è stato abile nell’intercettare l’onda di dissenso di un’Italia benestante che preferisce lo status-quo in un momento particolare d’incertezza politico-economica.

M5S: la vera novità che ha saputo captare lo scontento di numerosi elettori provenienti da entrambi gli schieramenti e che sicuramente darà una scossa alla preistorica politica italiana. Da una parte c’è perplessità nei confronti dei suoi parlamentari sconosciuti e inesperti, selezionati attraverso delle primarie interne al Movimento; dall’altra l’elemento positivo di un riavvicinamento tra società civile e istituzioni per cui semplici cittadini possono partecipare alla gestione della cosa pubblica tramite il successo alle elezioni. Per concludere va notato l’uso massiccio del web nella conduzione di una campagna elettorale moderna che ha permesso la competizione con due giganti che dovrebbero prendere appunti.

Scelta Civica: paga sicuramente il prezzo delle misure d’austerità e questo è un messaggio diretto ai tecnocrati di Bruxelles che appaiono quanto mai distanti dai cittadini europei e preoccupati per la mancata vittoria del loro candidato ideale. L’espressione della sovranità popolare viene prima del placet dei capi di stato e di governo stranieri.

Rivoluzione Civile: non poteva mancare la candidatura di un altro magistrato che ha purtroppo subito ingiustizie e ingerenze nello svolgimento delle sue inchieste. A mio parere bisognerebbe evitare il ripetersi di uno scenario simile perché la giustizia deve mantenere la sua indipendenza e il suo ruolo di garante dell’ordine costituzionale ma nello stesso tempo non immischiarsi con gli altri due poteri per una questione di bilanciamento.

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